Di
Nathan Auyeung
—
31 ott 2025
Padroneggiare i Pronomi di Prima Persona nella Scrittura Accademica: Guida ed Esempi

La vecchia guardia della scrittura accademica ha trascorso decenni a combattere i pronomi personali, lasciando gli studenti alle prese con l’elaborazione di complesse frasi passive solo per evitare di dire "io". Il risultato? Innumerevoli elaborati pieni di formulazioni macchinose come "si è osservato che" quando "ho osservato" avrebbe funzionato perfettamente. Ma le cose sono cambiate nell’accademia contemporanea, dove molte riviste di primo piano oggi accettano, e persino incoraggiano, un uso strategico dei pronomi in prima persona.
Questo cambiamento riconosce ciò che i bravi autori hanno sempre saputo: a volte il modo più chiaro di presentare una ricerca è riconoscere il ricercatore che c’è dietro. Dai paper scientifici all’analisi letteraria, gli studiosi di oggi comprendono che connettersi con i lettori significa spesso abbandonare la pretesa di una completa oggettività e adottare un approccio più diretto nel condividere scoperte e intuizioni.
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Cosa significa "prima persona in ambito accademico"?
Nel suo nucleo essenziale, la “prima persona” si riferisce all’uso di pronomi che segnalano direttamente la presenza dell’autore:
Io (singolare)
Noi (plurale)
Mio / Nostro (forme possessive)
Nella scrittura accademica, questi pronomi servono a mettere in evidenza il ruolo, le azioni o le interpretazioni dell’autore. Queste parole collocano esplicitamente l’autore all’interno del testo. Per esempio:
Sostengo che questa interpretazione spieghi meglio le prove.
Abbiamo condotto un sondaggio in tre università.
Questo contrasta con le costruzioni in terza persona o passive:
L’autore sostiene che questa interpretazione spieghi meglio le prove.
È stato condotto un sondaggio in tre università.
Queste costruzioni chiariscono la responsabilità, eliminano l’ambiguità e spesso semplificano la struttura della frase. Invece di un vago “L’esperimento è stato condotto”, sai esattamente chi ha svolto il compito.
Per maggior contesto, vedi La prima persona nella scrittura accademica (Duke University), che illustra il ruolo di “io” e “noi” nel lavoro scientifico.
Contesto storico: perché la prima persona era un tempo tabù
Per gran parte del XX secolo, le guide di stile accademiche insistevano nell’evitare la prima persona. Elements of Style (1918) di Strunk e White incoraggiava gli autori a mettersi “sullo sfondo”, promuovendo formulazioni impersonali come:
Il ricercatore ha osservato che…
Si è concluso che…
Questa preferenza era in linea con valori più ampi di oggettività e distacco scientifico. Rimuovendo l’autore, il testo sembrava concentrarsi solo sui fatti. Tuttavia, questa tradizione ignora la realtà che ogni lavoro accademico comporta interpretazione.
È interessante notare che, prima del XX secolo, molti studiosi scrivevano liberamente in prima persona. Filosofi, storici e perfino scienziati come Darwin usavano regolarmente “io” e “noi”. Lo spostamento del XX secolo rifletteva un momento culturale più che una necessità universale.
<ProTip title="💡 Promemoria:" description="Controlla la guida di stile ufficiale della tua disciplina. APA, MLA e Chicago Manual hanno raccomandazioni diverse sull’uso della prima persona." />
Perché la prima persona è importante oggi
Il panorama è cambiato per alcune buone ragioni:
La chiarezza batte la vaghezza
Dire “ho raccolto i dati” è chiaro. “I dati sono stati raccolti” è vago e può far sembrare che nessuno si sia assunto la responsabilità del lavoro.
L’assunzione di responsabilità mostra credibilità
Le tue idee e interpretazioni sono tue. Dire “sostengo” afferma la tua posizione invece di nasconderti dietro “si sostiene”.
La trasparenza aiuta i lettori a fidarsi
Soprattutto nella ricerca qualitativa, ammettere “ho intervistato i partecipanti” mostra che sei trasparente sul tuo ruolo e sui possibili bias.
La didattica moderna incoraggia la voce autoriale
Oggi i professori vogliono che gli studenti partecipino alla conversazione accademica come soggetti attivi, non come osservatori invisibili.
Esempio:
Meno chiaro: Si ritiene che i risultati indichino un bias.
Più chiaro: Sostengo che i risultati indichino un bias.
Per indicazioni sulle norme disciplinari, vedi Scrittura accademica: uso della prima persona (University of Aberdeen).
<ProTip title="💡 Consiglio pratico:" description="Usa la prima persona con parsimonia nelle sezioni dei risultati, ma più liberamente nei metodi o nella scrittura riflessiva." />
Errori comuni e come correggerli
Uso eccessivo della forma passiva
❌ “Si è deciso di ampliare il sondaggio.”
✅ “Abbiamo deciso di ampliare il sondaggio.”
Attribuzione autoriale ambigua
❌ “L’autore ritiene…”
✅ “Ritengo…”
Attenuazione soggettiva
❌ “Penso che potrebbe essere possibile che…”
✅ “I risultati suggeriscono…”
Cambio di prospettiva a metà elaborato
Mantieni coerenza: se inizi in prima persona, conservala.
Differenze disciplinari nell’uso della prima persona

Non tutti gli ambiti accademici trattano la prima persona allo stesso modo. Conoscere le convenzioni della propria disciplina è fondamentale.
Scienze umane e sociali
Ampiamente accettata, talvolta attesa.
Usata per evidenziare interpretazione, posizionamento o riflessione personale.
Esempio: In questo articolo, esploro come l’identità plasmi la voce narrativa.
Scienze naturali e ingegneria
Tradizionalmente scoraggiata, ma l’accettazione è in crescita.
Usata con cautela nelle sezioni metodologiche: Abbiamo misurato…
Evitata nelle sezioni dei risultati, dove si enfatizza l’oggettività.
Medicina e psicologia
Sempre più comune nei metodi e nella discussione: Ipotizziamo…
Alcune riviste incoraggiano esplicitamente la prima persona per maggiore chiarezza.
I benefici dell’uso della prima persona
Vediamo i principali vantaggi:
Argomentazioni più forti: “Sostengo” segnala sicurezza e originalità.
Trasparenza: i lettori vedono chi formula affermazioni e valutazioni.
Sintesi: frasi più brevi rispetto agli equivalenti in forma passiva.
Fiducia del lettore: il riconoscimento onesto del ruolo del ricercatore riduce l’ambiguità.
Scrivere in prima persona è come salire sul palco e parlare direttamente al pubblico invece di raccontare da dietro una tenda.
Quando evitare la prima persona
Nonostante i vantaggi, l’abuso può indebolire la scrittura. Se temi che la prima persona suoni troppo colloquiale, consulta i nostri consigli per evitare uno stile informale nei lavori accademici.
Soggettività eccessiva: Credo che… ripetuto spesso indebolisce l’autorevolezza.
Autocentratura: sposta l’attenzione dalla ricerca al ricercatore.
Tono inappropriato: in contesti molto tecnici o matematici, “io” può risultare fuori luogo.
Incoerenza: mescolare prima persona e voce impersonale confonde i lettori.
Esempio:
Debole: Penso che la gravità sia importante in questo esperimento.
Migliore: Abbiamo testato gli effetti gravitazionali mediante…
<ProTip title="🧠 Spunto di scrittura:" description="Riserva le frasi in prima persona alle sezioni in cui sono richieste analisi o riflessione. Mantieni i risultati di ricerca oggettivi e precisi." />
Caratteristica | Esempio in prima persona | Esempio in terza persona | Miglior caso d’uso |
Chiarezza | Abbiamo condotto interviste | Sono state condotte interviste | Metodi |
Autorevolezza | Sostengo che questo quadro teorico sia più solido | L’autore sostiene questo quadro teorico | Discussione |
Oggettività | Abbiamo osservato anomalie | Sono state osservate anomalie | Risultati |
Coinvolgimento | Metto in discussione le interpretazioni esistenti | Si sostiene che le interpretazioni… | Introduzione/Conclusione |
Linee guida pratiche per usare la prima persona
Per padroneggiare l’uso della prima persona nella tua scrittura accademica, applica questi principi:
1. Abbina i pronomi al contesto
Io = responsabilità del singolo autore.
Noi = coautori o ricercatore + lettore (attenzione al “noi editoriale”).
2. Bilancia soggettività e oggettività
Usa la prima persona per azioni, argomentazioni e posizionamento. Mantieni oggettiva la presentazione dei dati. Esempio:
Buono: “Ho raccolto le risposte al sondaggio.”
Meglio: “Le risposte al sondaggio hanno rivelato schemi in…”
3. Evita la ridondanza
Non abusarne. Varia la struttura delle frasi per ritmo e coinvolgimento.
4. Sii trasparente sul tuo ruolo
Se la tua prospettiva influenza l’interpretazione, riconoscilo in modo diretto.
La prima persona nelle diverse sezioni di un articolo
Le diverse parti di un articolo di ricerca consentono livelli differenti di uso della prima persona.
Introduzione
Accettabile: dichiarare lo scopo → “In questo articolo, sostengo che…”
Da evitare: soggettività non necessaria → “Penso che questo sia interessante.”
Metodi
Sempre più comune: “Abbiamo somministrato test a 300 soggetti.”
Preferibile rispetto a una forma passiva macchinosa.
Risultati
Tipicamente oggettivi. Prima persona minima.
Concentrati sui risultati, non sul ricercatore.
Discussione
Uso forte della prima persona: “Interpretiamo questi risultati come…”
Aiuta a distinguere la tua analisi da quella altrui.
Conclusione
Appropriato: “Raccomando ulteriori studi su…”
Evita di enfatizzare eccessivamente i sentimenti personali.
Questo consiglio è in linea con le linee guida APA di Purdue OWL, che enfatizzano chiarezza e corretta collocazione del ruolo del ricercatore.
<ProTip title="🎯 Strategia:" description="Usa la prima persona in introduzione, metodi e discussione; resta oggettivo nei risultati." />
Prospettive delle guide di stile

APA (American Psychological Association)
Consente la prima persona nella maggior parte dei casi, in particolare nei metodi.
Esempio: “Abbiamo intervistato i partecipanti individualmente.”
MLA (Modern Language Association)
Accetta la prima persona nella scrittura analitica, soprattutto nelle discipline umanistiche.
Esempio: “Sostengo che l’uso di Milton di…”
Chicago Manual of Style
Flessibile, spesso consente la prima persona se migliora la chiarezza.
AMA (American Medical Association)
Permette la prima persona nei metodi, ma incoraggia un tono neutro nei risultati.
Miti comuni sulla prima persona
Mito 1: La prima persona rende la scrittura poco professionale.
Realtà: Un uso eccessivo può distrarre, ma un uso strategico migliora la chiarezza. Per mantenere raffinato l’uso della prima persona, consulta la nostra guida sul tono formale nella scrittura accademica.
Mito 2: Tutte le riviste proibiscono la prima persona.
Realtà: La maggior parte delle principali guide di stile ora la consente.
Mito 3: La prima persona rende sempre la scrittura soggettiva.
Realtà: Affermazioni come “Ho condotto l’esperimento” sono fattuali, non opinioni.
Checklist: dovresti usare la prima persona?
Usa questa checklist rapida prima di includere la prima persona:
La tua disciplina è aperta alla prima persona?
La chiarezza migliora con “io” o “noi”?
Stai descrivendo le tue azioni o interpretazioni?
Puoi evitare ripetizioni o eccessiva enfasi?
La tua rivista/docente lo consente?
Se la maggior parte delle risposte è “sì”, la prima persona è probabilmente la scelta giusta.
Trovare la propria voce con la prima persona in accademia
L’evoluzione della scrittura accademica non ha solo liberato gli studenti dall’evitare "io", ma ha anche aperto la strada a elaborati di ricerca più chiari e coinvolgenti. Anche se alcuni docenti possono ancora aggrapparsi a regole tradizionali, la comunità accademica nel suo complesso riconosce che un uso giudizioso dei pronomi in prima persona rafforza determinate argomentazioni.
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La chiave sta nel comprendere le aspettative del tuo settore e usare questi pronomi in modo intenzionale, come qualsiasi altro strumento di scrittura. Padroneggiando questo equilibrio, creerai testi che dialogano con i lettori mantenendo credibilità scientifica.
